07.12.2013 21:48

IL LEONE DELLE FIANDRE

"Se uno parte rassegnato va poco lontano, questo è un principio al quale mi sono sempre assoggettato. Sono contento di aver ragionato sempre così, io ho valutato come e dove avrei potuto migliorare, non mi sono mai fermato, ho sempre cercato di avere le carte in regola per vincere, in bici e nella vita di lavoro."

7 Dicembre 1920 nasce FIORENZO MAGNI il "Leone delle Fiandre" e "terzo uomo" dell'epoca d'oro del ciclismo italiano, rivale di Fausto Coppi e Gino Bartali.


Fiorenzo Magni cresce alle Fornaci di Usella vicino Prato.
La famiglia Magni è composta dal padre Giuseppe, la madre Giulia Caciolli, e i figli Fiorenza e Fiorenzo. Il padre trasporta, con carro e cavalli inizialmente di proprietà del suocero, prodotti chimici da Firenze alle aziende tessili del pratese e spesso il piccolo Fiorenzo lo accompagna nei suoi viaggi imparando il mestiere. Dopo la morte del padre, avvenuta nel 1937, il diciassettenne Fiorenzo abbandona gli studi per continuare a tempo pieno l'attività paterna.
In questo periodo inizia a dedicarsi al ciclismo prima per divertimento e poi a livello agonistico con Associazione Ciclistica Pratese, Unione Ciclistica Modenese e Associazione Ciclistica Montecatini.

l 10 giugno 1940 l'Italia entra in Guerra al fianco della Germania contro gli Alleati.
Dalla primavera del 1940, Magni presta il servizio militare al 19º Reggimento di Artiglieria a Firenze per poi essere trasferito al Battaglione Olimpico di Roma. Allo scioglimento del reparto ritorna a Firenze assegnato al 41º Reggimento di Artiglieria dove rimane fino all'Armistizio del '8 settembre 1943. In questo triennio Fiorenzo non viene mai inviato al fronte.
Dopo l'Armistizio del '8 settembre 1943 Magni aderisce alla Repubblica Sociale Italiana e presta servizio presso la Milizia Volontaria Sicurezza Nazionale tra il 1943 e il 1944. Nel gennaio 1944 partecipa ad un rastrellamento volto alla ricerca di partigiani che culmina con la Battaglia di Valibona in cui perdono la vita alcuni combattenti della Resistenza. Magni e il suo reparto arrivano a Valibona quando gli scontri sono finiti. Nel luglio del 1944 lascia la Toscana per trasferirsi a Monza e, nel 1945 a San Marino, in Puglia e infine a Roma. Al processo per i fatti di Valibona, dove Magni viene accusato di aver preso parte alla strage di partigiani, testimonia in sua difesa anche l'amico e collega Alfredo Martini fervente comunista. Fiorenzo Magni viene assolto per amnistia il 24 febbraio 1947.
Nel periodo bellico Magni continua a dedicarsi al ciclismo gareggiando con l'Associazione Ciclistica Pratese, la Bianchi, il Pedale Monzese e la Ricci.

Nel 1946 non gareggiò, squalificato dall'UVI per l'adesione al fascismo e per aver gareggiato sotto falso nome.
Tornò alle corse nel 1947 piazzandosi settimo alla Milano-Sanremo e nono al suo primo Giro d'Italia.
Nel 1948 vinse il Giro d'Italia. La vittoria ebbe però strascichi polemici: la Bianchi accusò Magni di aver beneficiato di spinte irregolari sulla salita del passo Pordoi, durante la decisiva tappa da Cortina a Trento, e la giuria gli inflisse una penalizzazione di due minuti. Magni riuscì comunque a conservare la maglia rosa con undici secondi di vantaggio su Ezio Cecchi, ma fu duramente contestato dal pubblico all'arrivo al Vigorelli.
Le sue caratteristiche di passista e discesista lo portarono a vincere tre Giri delle Fiandre consecutivi (dal 1949 al 1951), coi quali meritò il suo famoso soprannome. Nel 1951 e nel 1955 vinse altri due Giri d'Italia; l'ultima maglia rosa, conquistata a quasi 35 anni, lo rende tuttora il più anziano vincitore del Giro.
Tra le sue molte affermazioni anche tre Giri del Piemonte, tre Trofei Baracchi e tre Campionati nazionali. Inoltre, si piazzò secondo ai Campionati del mondo del 1951 (preceduto dallo svizzero Ferdi Kübler) e al Giro d'Italia del 1956 (dietro il lussemburghese Charly Gaul) alla "veneranda" età di 36 anni (concluse quel Giro con una spalla fratturata, tenendo il manubrio attraverso un tubolare stretto fra i denti).[3]
Durante la dodicesima tappa del Tour de France 1950, mentre era in maglia gialla, si ritirò dalla corsa insieme a tutta la squadra italiana in seguito alle pressioni e alle insistenze di Bartali, che sosteneva di essere stato aggredito sul Col d'Aspin da alcuni spettatori francesi.
Negli ultimi anni di attività fu un acceso fautore delle sponsorizzazioni delle squadre ciclistiche da parte di industrie extraciclistiche.

Durante il Giro d'Italia del 1956, corse stringendo in bocca una camera d'aria essendosi fratturato una clavicola durante la stessa gara: rifiutò l'ingessatura e il ritiro, rimontando in sella.
Stringeva tra i denti un'estremità dell'oggetto, mentre l'altra estremità era fissata al manubrio, così poteva sia diminuire lo sforzo richiesto alla spalla sinistra, infortunata, sia stringere i denti affondandoli nella gomma per sfogare il dolore.
Terminò la gara piazzandosi al secondo posto.
Così lo raccontò lo stesso Magni:
«Al Giro del ’56 sono caduto nella di­scesa di Volterra e mi sono fratturato la clavicola. “Non puoi partire”, mi dice il medico. Io lo lascio parlare e faccio di testa mia: metto la gommapiuma sul manubrio e corro la crono. Poi supero gli Appennini. Ma provando la cronoscalata di San Luca mi accorgo di non riuscire nemmeno a stringere il manubrio dal dolore; allora il mio meccanico, il grande Faliero Masi, decide di tagliare una camera d’aria, me la lega al manubrio e io la tengo con i denti, per non forzare le braccia. Il giorno dopo, nella Modena-Rapallo cado di nuovo e mi rompo anche l’omero. Svengo dal dolore. Sono sulla lettiga quando ri­prendo coscienza e ordino a chi guida l’am­bulanza di fermarsi. Mi butto giù, inseguo il gruppo, lo riprendo e arrivo sul Bondone sotto una tormenta di neve. Per questo gesto Ugo Tognazzi e Raimondo Vianello, che seguivano il Giro, mi ribattezzarono Fiorenzo il Ma­­gnifico.»

Ritiratosi dalle corse conservò a lungo posizioni di rilievo in ambito dirigenziale. Fu Commissario tecnico della Nazionale dal 1963 al 1966, poi presidente dell'Associazione Corridori ed infine presidente della Lega del Professionismo. È stato presidente della Fondazione del Museo del ciclismo del Ghisallo.
Nel 2004 è stato insignito del Collare d'Oro al Merito Sportivo.

È morto a Monza il 19 ottobre 2012, alla soglia dei 92 anni per un improvviso aneurisma. Una settimana prima della sua scomparsa, nel Salone d'Onore del CONI ci fu la sua ultima apparizione pubblica per la presentazione del libro Magni. Il terzo uomo, la sua prima e unica biografia ufficiale, realizzata dall'amico e giornalista televisivo, e già telecronista di ciclismo Auro Bulbarelli con la prefazione di Sergio Zavoli.
Foto: "Se uno parte rassegnato va poco lontano, questo è un principio al quale mi sono sempre assoggettato. Sono contento di aver ragionato sempre così, io ho valutato come e dove avrei potuto migliorare, non mi sono mai fermato, ho sempre cercato di avere le carte in regola per vincere, in bici e nella vita di lavoro."

7 Dicembre 1920 nasce FIORENZO MAGNI il "Leone delle Fiandre" e "terzo uomo" dell'epoca d'oro del ciclismo italiano, rivale di Fausto Coppi e Gino Bartali.


Fiorenzo Magni cresce alle Fornaci di Usella vicino Prato.
La famiglia Magni è composta dal padre Giuseppe, la madre Giulia Caciolli, e i figli Fiorenza e Fiorenzo. Il padre trasporta, con carro e cavalli inizialmente di proprietà del suocero, prodotti chimici da Firenze alle aziende tessili del pratese e spesso il piccolo Fiorenzo lo accompagna nei suoi viaggi imparando il mestiere. Dopo la morte del padre, avvenuta nel 1937, il diciassettenne Fiorenzo abbandona gli studi per continuare a tempo pieno l'attività paterna.
In questo periodo inizia a dedicarsi al ciclismo prima per divertimento e poi a livello agonistico con Associazione Ciclistica Pratese, Unione Ciclistica Modenese e Associazione Ciclistica Montecatini.

l 10 giugno 1940 l'Italia entra in Guerra al fianco della Germania contro gli Alleati.
Dalla primavera del 1940, Magni presta il servizio militare al 19º Reggimento di Artiglieria a Firenze per poi essere trasferito al Battaglione Olimpico di Roma. Allo scioglimento del reparto ritorna a Firenze assegnato al 41º Reggimento di Artiglieria dove rimane fino all'Armistizio del '8 settembre 1943. In questo triennio Fiorenzo non viene mai inviato al fronte.
Dopo l'Armistizio del '8 settembre 1943 Magni aderisce alla Repubblica Sociale Italiana e presta servizio presso la Milizia Volontaria Sicurezza Nazionale tra il 1943 e il 1944. Nel gennaio 1944 partecipa ad un rastrellamento volto alla ricerca di partigiani che culmina con la Battaglia di Valibona in cui perdono la vita alcuni combattenti della Resistenza. Magni e il suo reparto arrivano a Valibona quando gli scontri sono finiti. Nel luglio del 1944 lascia la Toscana per trasferirsi a Monza e, nel 1945 a San Marino, in Puglia e infine a Roma. Al processo per i fatti di Valibona, dove Magni viene accusato di aver preso parte alla strage di partigiani, testimonia in sua difesa anche l'amico e collega Alfredo Martini fervente comunista. Fiorenzo Magni viene assolto per amnistia il 24 febbraio 1947.
Nel periodo bellico Magni continua a dedicarsi al ciclismo gareggiando con l'Associazione Ciclistica Pratese, la Bianchi, il Pedale Monzese e la Ricci.

Nel 1946 non gareggiò, squalificato dall'UVI per l'adesione al fascismo e per aver gareggiato sotto falso nome.
Tornò alle corse nel 1947 piazzandosi settimo alla Milano-Sanremo e nono al suo primo Giro d'Italia.
Nel 1948 vinse il Giro d'Italia. La vittoria ebbe però strascichi polemici: la Bianchi accusò Magni di aver beneficiato di spinte irregolari sulla salita del passo Pordoi, durante la decisiva tappa da Cortina a Trento, e la giuria gli inflisse una penalizzazione di due minuti. Magni riuscì comunque a conservare la maglia rosa con undici secondi di vantaggio su Ezio Cecchi, ma fu duramente contestato dal pubblico all'arrivo al Vigorelli.
Le sue caratteristiche di passista e discesista lo portarono a vincere tre Giri delle Fiandre consecutivi (dal 1949 al 1951), coi quali meritò il suo famoso soprannome. Nel 1951 e nel 1955 vinse altri due Giri d'Italia; l'ultima maglia rosa, conquistata a quasi 35 anni, lo rende tuttora il più anziano vincitore del Giro.
Tra le sue molte affermazioni anche tre Giri del Piemonte, tre Trofei Baracchi e tre Campionati nazionali. Inoltre, si piazzò secondo ai Campionati del mondo del 1951 (preceduto dallo svizzero Ferdi Kübler) e al Giro d'Italia del 1956 (dietro il lussemburghese Charly Gaul) alla "veneranda" età di 36 anni (concluse quel Giro con una spalla fratturata, tenendo il manubrio attraverso un tubolare stretto fra i denti).[3]
Durante la dodicesima tappa del Tour de France 1950, mentre era in maglia gialla, si ritirò dalla corsa insieme a tutta la squadra italiana in seguito alle pressioni e alle insistenze di Bartali, che sosteneva di essere stato aggredito sul Col d'Aspin da alcuni spettatori francesi.
Negli ultimi anni di attività fu un acceso fautore delle sponsorizzazioni delle squadre ciclistiche da parte di industrie extraciclistiche.

Durante il Giro d'Italia del 1956, corse stringendo in bocca una camera d'aria essendosi fratturato una clavicola durante la stessa gara: rifiutò l'ingessatura e il ritiro, rimontando in sella.
Stringeva tra i denti un'estremità dell'oggetto, mentre l'altra estremità era fissata al manubrio, così poteva sia diminuire lo sforzo richiesto alla spalla sinistra, infortunata, sia stringere i denti affondandoli nella gomma per sfogare il dolore.
Terminò la gara piazzandosi al secondo posto.
Così lo raccontò lo stesso Magni:
«Al Giro del ’56 sono caduto nella di­scesa di Volterra e mi sono fratturato la clavicola. “Non puoi partire”, mi dice il medico. Io lo lascio parlare e faccio di testa mia: metto la gommapiuma sul manubrio e corro la crono. Poi supero gli Appennini. Ma provando la cronoscalata di San Luca mi accorgo di non riuscire nemmeno a stringere il manubrio dal dolore; allora il mio meccanico, il grande Faliero Masi, decide di tagliare una camera d’aria, me la lega al manubrio e io la tengo con i denti, per non forzare le braccia. Il giorno dopo, nella Modena-Rapallo cado di nuovo e mi rompo anche l’omero. Svengo dal dolore. Sono sulla lettiga quando ri­prendo coscienza e ordino a chi guida l’am­bulanza di fermarsi. Mi butto giù, inseguo il gruppo, lo riprendo e arrivo sul Bondone sotto una tormenta di neve. Per questo gesto Ugo Tognazzi e Raimondo Vianello, che seguivano il Giro, mi ribattezzarono Fiorenzo il Ma­­gnifico.»

Ritiratosi dalle corse conservò a lungo posizioni di rilievo in ambito dirigenziale. Fu Commissario tecnico della Nazionale dal 1963 al 1966, poi presidente dell'Associazione Corridori ed infine presidente della Lega del Professionismo. È stato presidente della Fondazione del Museo del ciclismo del Ghisallo.
Nel 2004 è stato insignito del Collare d'Oro al Merito Sportivo.

È morto a Monza il 19 ottobre 2012, alla soglia dei 92 anni per un improvviso aneurisma. Una settimana prima della sua scomparsa, nel Salone d'Onore del CONI ci fu la sua ultima apparizione pubblica per la presentazione del libro Magni. Il terzo uomo, la sua prima e unica biografia ufficiale, realizzata dall'amico e giornalista televisivo, e già telecronista di ciclismo Auro Bulbarelli con la prefazione di Sergio Zavoli.

 

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